UN MIRAGGIO

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La navetta fa appena in tempo a parcheggiare nel cortile, che già diversi colleghi si precipitano a scendere le scalette, neanche fossimo all’aeroporto e dovessero recuperare i bagagli imbarcati. Non ha importanza che sia in anticipo o che sia arrivata “sul filo del rasoio”, l’importante è riuscire ad essere i primi a posizionarsi di fronte a quella maledetta timbratrice e fregare chi ti arranca dietro. Spesso accade che una volta timbrato sostino alcuni secondi, ostruendo il passaggio agli altri, con il naso appiccicato al display. Chiamasi presbiopia. La macchinetta segnala “timbratura avvenuta correttamente”, poi si riposiziona sulla schermata iniziale con data e ora; nonostante il naso attaccato allo schermo e gli occhi strizzati, ve ne sono alcuni che non riescono nell’intento di leggere, continuando ad osteggiare chi più o meno pazientemente è in fila. Alla fine desistono e chiedono “Scusa, che ore sono?” e a me puntualmente viene voglia di rispondere dando indicazioni sbagliate: “Sono le 8,25” per poi guardare con soddisfazione le facce sconcertate e afflitte, ma alla fine non lo faccio mai. Così assisto a questa scena Fantozziana, dove l’unica differenza dalla scena del film è la mancanza della statua della madre dell’AD e la genuflessione obbligatoria prima di entrare. Tutto ciò mi intristisce profondamente e mi fa immaginare scene futuristiche di artritici vecchietti che sgomitano e con il fiato affannato arrivano, arrancando davanti al badge, dove orgogliosamente possono strisciare il tesserino e poi mettersi in coda all’ascensore, dato che a quel punto il notevole sforzo a cui ci si è sottoposti non consentirebbe di salire a piedi le scale.

L’altra mattina sento dei passi veloci dietro di me, non mi volto neppure, mi faccio semplicemente da parte per far passare il centometrista che ho dietro e consentirgli di arrivare primo.  Invece una mano si adagia sulla mia spalla e cinicamente penso “Oddio, ha un infarto!”. A quel punto mi volto e vedo il collega sorridente che mi dice: “Buongiorno Lori, volevo salutarti, perché dalla prossima settimana sono in pensione”. Con aria sgomenta lo guardo e ripeto l’ultima parola, quasi in trance “…pensione! Scusa Luciano, come in pensione?!” e lui mi spiega che in realtà ha firmato le dimissioni, la pensione poi verrà, ma ora dopo aver tanto riflettuto è felice della scelta fatta, non ne poteva più. Eppure non mi sembra tanto “anziano”. Scopro invece che anagraficamente ci separano diversi anni. Scopro anche che si dedicherà a tutti gli interessi che ora porta avanti a fatica: la musica, i viaggi, gli studi che ha ripreso. Insomma, si rimette in gioco.
Lo saluto affettuosamente e gli faccio gli auguri. D’altra parte ultimamente appariva più che stressato.
Mentre salgo le scale penso al mio futuro. Al solito la parte diligente e razionale mi dice “Pensa a tutti quelli che in pensione non andranno mai (come se io avessi tante probabilità più di loro!). Pensa a chi non ha lavoro. Pensa a chi ha un contratto con scadenza periodica e tutte le volte che deve rinnovarlo, strippa prima di sapere se sarà confermato.” Tutto razionalmente vero. Però continuo a pensare a Luciano, che tutti i giorni a venire si risparmierà il viaggio in navetta, le cazzate giornaliere delle news aziendali, i discorsi via web dell’AD, i corsi di aggiornamento pallosissimi e inutili, ma utili all’azienda perché becca i soldi della comunità europea e ammorba i suoi dipendenti con giornate perse a seguire in aula un imbecille che legge le slide a voce alta e che non si è neanche preso la briga di leggersele a casa la sera prima per non apparire impacciato come un bambino di prima elementare.
Penso a tutto ciò.
Il giorno dopo arrivata alla macchinetta ho scoperto che il mio badge si è smagnetizzato. Lo guardo con una certa apprensione e mi chiedo se “il Grande Fratello”, oltre a passare in rassegna le mie mail, abbia fatto dei passi da gigante e riesca a leggere anche i miei pensieri.
Cerco di rimodularli e dico “Ma dai! scherzavo, figurati se mi ammorbo ai corsi o se non trovo interessante l’intervista rilasciata dall’AD alla Rai?!”.

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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15 risposte a UN MIRAGGIO

  1. Pisanona ha detto:

    Attenzione attenzione attenzione..vediamo e sentiamo tutto …non è poi tanta fantascienza  E poi che culo un AD così b e l …buuu 

    Inviato da Samsung Mobile

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  2. Nuzk ha detto:

    Fermo restando che si ringrazia per avere un lavoro, cosa per nulla scontata di questi tempi, credo che da qualche parte un bug ci debba essere per forza. Non ci si può ridurre così e in quello che scrivi riconosco alcuni aspetti che contraddistinguono anche le mie giornate…

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  3. stravagaria ha detto:

    Sono gli stessi che tra qualche anno faranno la coda sgomitando impazienti davanti ai buffet durante le vacanze e finiranno tutto quel che è ragionevolmente commestibile prima che possano accedervi tutti gli altri.

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    • lacantatricecalva ha detto:

      Conosco i soggetti…gli stessi che sgomitano per arrivare al badge sono in fila fuori la mensa sempre una decina di minuti prima che apra, ma la sbobba è la stessa che propinano un’ora dopo. Certo una volta in pensione perché non rivivere la sublime emozione davanti al buffet del villaggio?! 🙂

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  4. Guido Sperandio ha detto:

    Post simpatico, divertente!
    Alla prossima!
    (Che se vai in pensione poi… avresti ancora di che raccontare? 🙂 )

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  5. Guido Sperandio ha detto:

    Hai fatto centro.
    In effetti, per chi ha occhi, c’è sempre da vedere.

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  6. niarb ha detto:

    Uuu, allora lavori per la Megaditta con il Megadirettore Gr.Lup.Mann. eccetera. Beh, l’importante è sapere dove ci hanno nascosto il formaggio, e che non ci diano la scossa. E che la ruota (se c’è una ruota) sia oliata alla perfezione. 😉

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