IL TRUCCO, UN RITUALE IRRINUNCIABILE

labbra

Sorseggiando il mio cappuccino guardavo affascinata le operazioni del suo rituale mattutino. La cura con cui spalmava la crema sul viso, il tratto con cui disegnava gli occhi e la sicurezza con cui dipingeva le labbra, noncurante di chi le stava attorno e si avvicendava al banco per consumare la colazione. Nell’angolo più estremo, con il beauty-case aperto, lo specchio in cui rifletteva la propria immagine, appariva leggermente infastidita da chi tentava di farsi spazio per ricevere attenzione dal barista e la costringeva ad interrompere un’operazione così complicata, richiedente una particolare concentrazione. Entrando nel bar, se non fosse stata per l’ora e il luogo, potevi supporre che si stesse tenendo una lezione dimostrativa  di una casa produttrice di cosmetici, ma era talmente paradossale, che immediatamente cancellavi l’ipotesi e ti concentravi su di lei. Una donna non giovanissima, con una fascia sulla testa che le teneva indietro i capelli e le scopriva la fronte, intenta con attenzione a truccarsi, come fosse nel bagno di casa sua e si stesse preparando ad uscire.

Non potevo fare a meno di osservarla, compiaciuta della sua capacità di non sentirsi assolutamente fuori luogo, impassibile agli sguardi curiosi e ai commenti dei clienti.
Questa estate il bar ha chiuso per alcuni mesi; necessitava di un restauro. Ciò ha creato squilibri inimmaginabili tra gli avventori, che per giorni hanno continuato a chiedersi come sarebbero sopravvissuti. Un senso di rassegnazione e sconcerto serpeggiava fra coloro che avvertivano pesantemente l’interrompersi di un rituale seguito per anni. Venivano privati della certezza di poter consumare il rito mattutino nel luogo che li aveva accolti per anni. Tale notizia era paragonabile solo a quella di un imminente trasferimento della sede di lavoro in un luogo più sfigato di quello che erano costretti a raggiungere tutte le mattine. Soprattutto i primi giorni li vedevi aggirarsi lungo il marciapiede con lo sguardo perso, privi del necessario coraggio per attraversare la strada e avventurarsi verso luoghi ignoti e sicuramente pieni di pericoli.
L’unica persona che ha dimostrato una notevole capacità di adattamento è stata proprio lei.
Una mattina sono uscita dalla metro e l’ho trovata lì, con il beauty-case appoggiato sul dispenser dei giornali, una coperta stesa in terra sulla quale aveva collocato un thermos una tazza e un pacco di biscotti, indifferente agli sguardi sorpresi e curiosi, incurante dei rumori, il cattivo odore, la sporcizia. Tutt’oggi, nonostante il bar abbia riaperto, lei continua ad usufruire dello spazio nel corridoio nella metro. Io passo e la spio, mentre con mano certa, alla luce soffusa della stazione, esegue il tratteggio delle palpebre, delle labbra, sorseggia la bevanda fumante dalla tazza e ci inzuppa un biscotto. Non posso farci nulla, sono rapita dalla sua immagine.
Per preservare la privacy della signora non menzionerò la stazione della metro, cosi come la navetta aziendale che l’accoglie a operazione conclusa.

 

 

 

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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9 risposte a IL TRUCCO, UN RITUALE IRRINUNCIABILE

  1. La storia dietro un dipinto….

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  2. tiZ ha detto:

    la coperta?

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    • lacantatricecalva ha detto:

      Si Tiz, una coperta di pile. Se fosse stata una tovaglia più o meno l’effetto sarebbe stato uguale. Immagina la banchina della metro su cui transitano centinaia di persone … a me fa un po’ ribrezzo, ma è così.

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  3. Guido Sperandio ha detto:

    È scritto molto bene, la prima parte è notevole, il finale, anche: intendo la frase conclusiva 🙂

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  4. Pendolante ha detto:

    Prganizzata la signora e soprattutto molto indifferente agli sguardi altrui. Sorge spontanea una domanda: perchè non lo fa a casa? È la rosa di possibilità che mi intriga

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