REGA’ E’ ARRIVATO…

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La mattina quando scendo per prendere la metro, loro sono già lì vicino ai tornelli, in attesa, che guardano insistentemente l’orologio con quell’aria scoglionata che pare dire “anche oggi in ritardo”.

All’inizio passavo velocemente, leggermente infastidita che stessero proprio là, ad ostruire il passaggio. Un gruppo di ultra settantenni che ancor prima delle 7 è in attesa, come fuori dall’ufficio postale prima dell’apertura, incuranti del freddo, del cattivo tempo, del buio, che d’inverno si attarda anche a quell’ora.
Tutto ciò mi ha anche incuriosita. Chi aspettavano? Stralci di conversazione facevano giungere alle mie orecchie frasi del tipo “Non si vede ancora”, “oggi è in ritardo”, “avrà cambiato giro …”. Ma chi? L’amico con cui si davano appuntamento per prendere il primo caffè mattutino? Un figlio che doveva accompagnarli ad una visita? Ma che senso aveva quest’aria complice, d’intesa tra loro,  come fossero gli unici ad essere a conoscenza di chi realmente sarebbe sopraggiunto ad insaputa degli ignari viaggiatori, che già a quell’ora si affannavano a scendere le scale?
Alcuni di loro, rassegnati, guardavano con sguardi vuoti la piantina della città appesa alla parete, altri osservavano le persone che passavano ai tornelli, ma con un’aria distratta e una evidente ansia nel valutare se fosse il caso di preoccuparsi o meno di quell’insensato ritardo.

Tutto ciò fino a qualche mattina fa, quando la “vedetta” è scesa velocemente dalle scale, come solo un settantenne sa fare, annunciando “Regà (regà?!!) è arrivato!”.
Ho rallentato il passo, dovevo assolutamente venire a capo del mistero.
Lungo le scale il rumore delle ruote di un carrello pesante che scendeva e alla fine è apparso lui! L’omino che trascinava il carrello dei giornalini gratuiti!! Non ci potevo credere! A malapena è riuscito a recidere la linguetta di plastica che avvolgeva il pacco e già ansiose mani nodose si protendevano verso l’oggetto così a lungo atteso e così desiderato che in pochissimo tempo hanno fatto man bassa del primo mucchio di giornali, prima ancora che venisse disposto sugli espositori. Ognuno di loro ne agguantava 10, 20 a volta, armato di busta di plastica, con la faccia felice e soddisfatta, nascondendo il bottino e guardando compiaciuto il vicino più timido che ancora non aveva ottenuto nulla.
Ho sceso le scale della metro molto perplessa. Che cavolo se ne fanno dei vecchietti di un mucchio di squallidi giornalini? Non uno o due, ma dieci, venti, trenta giornalini cadauno.
Li portano a casa? Li distribuiscono in famiglia? Leggono la prima pagina da una copia, la seconda pagina da un’altra, l’oroscopo dall’ultima copia e i programmi televisivi dalla penultima? Leggono le copie sgualciendole con soddisfazione, tanto chissenefrega ne hanno un’altra da leggere?
Mi sembrava così paradossale. Poi riflettendo ho capito che probabilmente per loro è una missione da compiere. Sfidano il freddo, il maltempo e il buio per avere la soddisfazione di portare il loro bottino al portiere del condominio e lasciare le copie per i condomini a cui sicuramente il portiere dirà “Buongiorno, vuole un giornalino l’ha portato il Sig. Mario, il ragioniere in pensione, quello del secondo piano”. Oppure al bar, dove il barista l’attende con il caffè già pronto, nel bicchiere di vetro. O al negozio di alimentari  dove si ferma a comperare il pane prima di far ritorno a casa.
Sono sicura del compiacimento quando vengono ringraziati per l’opera di bene che tutte le mattine svolgono  e che, probabilmente, dà un senso alla loro giornata.
Immagineranno di essere citati tutte le volte che qualcuno prenderà una copia del giornalino come “il signore tanto gentile che la mattina prima di venire si ricorda di passare a prendere i giornali per noi”.
Mi è venuto da ridere e arrivata al lavoro ho suggerito ad una collega in procinto di andare in pensione di prodigarsi anche lei prossimamente nello stesso modo. Passare la mattina presto, ma molto presto (altrimenti gli altri scaltri vecchietti la fregano sul tempo) alla prima stazione della metro, fare il suo bel carico di giornali e poi venire da noi e distribuirli nelle stanze. Se però avesse gradito una citazione di merito, sarebbe dovuta passare anche in pasticceria a comperare dei cornetti e per me un bel maritozzo con la panna.
Ometto le parole che hanno accompagnato il suo disappunto per la mia idea, che non mi sembrava così male, anche se scopiazzata ai vecchietti.

 

 

 

 

 

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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2 risposte a REGA’ E’ ARRIVATO…

  1. Pendolante ha detto:

    Questa avrei voluta scriverla io. Storia di pendolarismo. Magari li vendono a 50 cent. per integrare la scarsa pensione

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