FUNK OFF MARCHING BAND

TRENO

Caro Marco perché ti scrivo visto che so per certo che non leggerai mai questo post?
I nostri sono due mondi lontani. Il tuo senza confini, il mio con confini così ben definiti da mettere paura. Il tuo un mondo “anormale”, che sconfina nel mondo dei “normali. Il mio un mondo “normale” che ha paura di sconfinare.

Già sul treno ti avevo notato. Due grandi occhi celesti, l’aria svagata e ingenua, al seguito del bibitaro abusivo che proponeva a viaggiatori infastiditi dal ritardo annunciato, la sua merce. Un ragazzo poco più che ventenne con uno zainetto sulle spalle, un sorriso stampato sulle labbra, che incedeva avanti e indietro lungo i vagoni del treno.
Non immaginavo che di lì a poco ci saremmo trovati a scendere alla stessa stazione per raggiungere l’appuntamento con gli altri partecipanti a quella giornata all’insegna della musica e della voglia di camminare.
Hai passato in rassegna tutti, chiedendo nome e provenienza, hai espresso il tuo disappunto perché quasi tutte le carrozze erano contrassegnate dalla prima classe. Hai chiesto nuovamente i nomi. Hai teso la mano ad ognuno, lasciando percepire che quel contatto più che costituire il solito atto dovuto alle presentazioni, era la necessità di una carezza,  di un riconoscimento, del desiderio di appartenenza al gruppo.
Lungo le vie del centro, mentre tentavamo di raggiungere la piazza dove la band si esibiva, più volte ti sei perso, distratto dal seguire un volto, un dettaglio e noi sempre pronti con lo sguardo ad intercettare la tua presenza, ad incitarti perché allungassi il passo.
Hai seguito il concerto di spalle. Ti sei calato il cappuccio sulla testa, dondolando sulle gambe a seguire un ritmo tuo, lontano nei tuoi pensieri. Solo dopo ho scoperto che in realtà non ti era sfuggito nulla, che la musica ti era piaciuta davvero.
Tante domande e tanti perché hanno accompagnato la camminata. Molte richieste erano quelle che affioravano anche alle nostre labbra, ma che per educazione, evitavamo di fare. Ma tu candidamente esprimevi quello di cui al momento sentivi l’esigenza. La fame, il freddo, la fatica. “Ma quando finisce la salita? Ma quando si mangia? Ma quanto manca? Ma questo itinerario era previsto nel programma?”.
Ogni tanto correvi in testa al gruppo, per poi restare indietro e perderti nuovamente dietro un’immagine, un pensiero, un perché, un gesto.
Le caramelle che ti ho offerto ti hanno messo a disagio. Volevi essere gentile e hai accettato l’offerta, per poi riportarmi la caramella e confidarmi che mangi solo caramelle gialle, mai le rosse. Hai rovistato nel mio sacchetto del pranzo, leggendo gli ingredienti delle barrette ai cereali e della tavoletta di cioccolato. Sei allergico al latte. Mi hai chiesto la prossima volta di procurarmi un torrone al cioccolato. Vai a sapere… Certo la prossima volta caramelle gialle e torrone al cioccolato.
Sul pullman che ci riportava alla stazione hai chiamato tuo padre, eccitato dalla giornata, dalla camminata, dai compagni di percorso.
Ho pensato che i tuoi genitori sono davvero bravi a darti fiducia, a lasciarti vivere, anche se ho immaginato con quale cuore palpitante ti seguissero da lontano, da casa.
Arrivati alla stazione abbiamo atteso il treno, che come previsto è arrivato stracolmo di coloro che avevano trascorso il Natale a casa, con le famiglie o vacanzieri che tornavano carichi di valigie.
Ci siamo salutati velocemente e ognuno ha cercato un posto per evitare il viaggio di ritorno in piedi.
Il tepore del treno e la stanchezza hanno assopito anche noi, come altri che sonnecchiavano sui sedili.
A Orte ho sentito bussare sul finestrino, era buio e a mala pena o percepito la tua presenza. Mi facevi cenni di scendere. Ho pensato fosse accaduto qualcosa e quando mi accingevo a superare ostacoli di valigie e pacchi di panettoni e cibarie varie, sei entrato come una furia nel vagone gridando “Lorella!!!” Tutti hanno alzato la testa, sei riuscito a svegliare anche chi dormiva pesantemente. Sembrava la scena di “Rocky” quando grida “Adriana!!”. Per un attimo sono rimasta senza fiato. Tu mi hai sorriso e gridando come se fossi ancora sulla cima della montagna hai detto “Io ti volevo solo salutare, prendo il treno per Terni! Hai capito?! Ciao Lorella!!!”. E ciò ha scatenato l’ilarità dei passeggeri e tu non ci crederai, ma li ha riscossi dal loro torpore e noia e dopo che sei sceso hanno iniziato tutti a parlare di quale gesto carino e delicato fosse. Improvvisamente hanno scoperto che erano stanchi del silenzio e hanno iniziato a parlare e a raccontarsi del loro Natale e sui volti sono apparsi sorrisi un po’ ebeti, ma pieni di significato.
Caro Marco ecco perché ti scrivo, per ringraziarti.

 

 

 

 

 

Annunci

Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
Questa voce è stata pubblicata in Emozioni, sorprese, suggestioni e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a FUNK OFF MARCHING BAND

  1. Topper ha detto:

    E chissà che lui non legga le tue parole…

    Liked by 1 persona

  2. Pendolante ha detto:

    Un bel racconto di treno, ma non solo…

    Liked by 1 persona

  3. tiZ ha detto:

    Quanto è vero che due persone possono incontrarsi senza percepire le stesse emozioni. .

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...