INCONTRO – F.GUCCINI

INCONTRO

Fino a qualche anno fa i mercatini dell’usato venivano chiamati mercatini dell’antiquariato. Tutti indistintamente, venditori e acquirenti, si improvvisavano estimatori e conoscitori di antichità. Così oggetti che fino a qualche anno, se non addirittura, qualche mese prima, erano stati riposti in cantina o che avevano sostato nelle credenze di famiglia, acquisivano un valore inusitato, dettato solo dalla moda e dalla bramosia di possesso dei tanti radical-chic frequentatori . Ricordo dei barattoli dello zucchero e caffè di porcellana, che avevano accompagnato la mia infanzia, ritrovati in un mercato e di aver scoperto solo in quel momento che mia madre disfacendosene, aveva perso un capitale. Il venditore mi assicurava il loro valore, definendoli oggetti d’epoca. Alla mia domanda a quale epoca appartenessero, rispondeva saccente “Fine 800, se vede no!”. A quel punto mi chiedevo seriamente se appartenessi a quell’epoca e solo allora ne stavo raggiungendo la consapevolezza  e in tal caso se anch’io avessi acquisito, a mia insaputa, un valore particolare, d’epoca. Ora le cose sono cambiate. Esistono sempre i mercatini dell’antiquariato, ma nella maggior parte dei casi si è tornati all’originaria definizione “usato”, “vintage” (quando si vuole dare una definizione più sofisticata) oppure “riciclo o baratto”.

Domenica ho passeggiato fra i banchi di uno dei tanti mercatini. Periferia o centro non cambia molto, la merce è molto simile. La differenza è che nei mercatini del centro, gli stessi oggetti sono venduti ad un prezzo più alto.
Il mercato di cui parlo si svolge al Pigneto, quartiere decisamente popolare.
Per lo più le cose esposte erano oggetti privi di valore,  oggetti superflui  comprati in un momento in cui il superfluo ce lo potevamo permettere ancora tutti, o quasi.
Forse a conti fatti erano in numero superiore gli espositori dei possibili acquirenti.

Mentre camminavo mi sono sentita chiamare. Una vecchia amica, persa di vista qualche anno fa. Le ho chiesto “Anche tu qui a passeggio?” , “No, sono qui con un’amica. Cerchiamo di vendere qualcosa. Sai è da un po’ che ho perso il lavoro, sono separata e andare avanti con un figlio è diventato molto difficile”.
All’improvviso ho guardato quegli oggetti con rispetto e mentre lei mi raccontava “la sua vita in poche frasi”, io volgevo lo sguardo su “stoviglie color nostalgia”.
Cercavo di trovare tra le varie cose esposte, quale potesse essere per me la meno inutile e per lei la più utile economicamente da vendere.
Ho comperato delle tazzine da caffè e mi sono stati offerti dei cucchiaini omaggio. Sapevo già che quelle tazzine avrebbero trovato una difficile collocazione… “ti ho scritto è già un anno …” continuava la nostra conversazione.
Ho ripreso la mia passeggiata un po’ intristita. Guardando i banchi mi è sembrato che i volti fossero tutti pieni di aspettative. L’aspettativa non mi è sembrata più quella di chi abbia cercato un divago domenicale, ma di chi cerchi l’occasione per guadagnare qualcosa e dare una svolta alla settimana che si va preparando.
Il volto delle ragazze, studentesse fuori sede. O la signora con i figli, che si sono portati i libri per studiare. O l’anziana che si aggirava alla ricerca di un paio di stivali.

“… I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway, il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste …”
Già, ma quali sono le cose viste … Sono andata via sulle note di un brano della penguin cafe orchestra, magistralmente eseguito da due ragazzi (anche loro universitari? o diplomati al conversatorio e disoccupati?). Mi sono fermata per lasciare una moneta e uno dei due mi ha ringraziata ed io ho risposto “No, grazie a voi …”

“…E pensavo dondolato dal vagone, cara amica il tempo prende il tempo dà, noi corriamo sempre in una direzione, ma quale sia e che senso abbia chi lo sa …”

 

 

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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4 risposte a INCONTRO – F.GUCCINI

  1. diapasonred1962 ha detto:

    “restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
    le luci nel buio di case intraviste da un treno:
    siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…”

    Quanta nostalgia…

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  2. Guido Sperandio ha detto:

    Flash di vita, mini-reportage: li amo molto. Per la curiosità di apprendere quello che è troppo anonimo e normale per interessare i media, ma che invece è la realtà quella più vera, in cui viviamo tutti. Il quotidiano di altri, a prescindere dal nostro, strettamente personale.

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