DIFETTO DI FABBRICA

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Si è seduto al mio fianco, al cinema, e i nostri sguardi si sono incrociati. Istintivamente ho portato la mano alla testa. Entrambi calvi. Io con la parrucca, lui che dignitosamente ostentava la sua testa calva. Un piccolo uomo calvo. Per quale motivo mi sono chiesta, perché anche lui? Ho pensato che il suo sguardo  fosse rivolto verso di me perché aveva trovato uno specchio in cui riflettersi.  Ma lui non poteva saperlo. Mi guardava sostenendo la mia curiosità, che solo io avevo la presunzione di immaginare legittima e diversa dalle altre. Ho pensato alla sofferenza che giornalmente lo accompagna, nel non sapersi riconoscere e a tanta altra sofferenza, che a me è stata risparmiata. Un adolescente che vive il tormento dei suoi anni, con la compagnia di ben altra malattia.  Mi sono sentita piccola e imbarazzata ed ho abbassato lo sguardo. Ho pensato a lui durante tutta la proiezione. Ho pensato a Elisa, la figlia di un collega, che dopo la chemioterapia è diventata calva ed è stata cambiata di classe perché una professoressa non riusciva a sostenerne la visione. La riportava troppo al senso del dolore, della malattia e aveva deciso che ciò avrebbe influito sul buon andamento della classe. Ho pensato che avrei tanto voluto avere il coraggio di farlo. Prenderlo per mano e olè! togliermi la parrucca e sostenere con lui gli sguardi altrui. Ma il coraggio mi è mancato, ho continuato a guardare il film. Mi sono sentita vigliacca nel lasciarlo solo, nel non essere stata capace di un gesto per me così dirompente. Ed ho immaginato che se l’avessi fatto, magari improvvisamente tutti avrebbero, finalmente, potuto tirar fuori la propria imperfezione, “la macagna”, il difetto di fabbrica che tanto ci rende diversi dagli altri, o che tali ci fa sentire. Quello che se non impari ad accettare e a giocarci ti preclude alcune semplici attività riservate a tutti, come farsi una bella nuotata al mare, senza dover necessariamente gettarsi nell’acqua gelida all’alba a spiaggia vuota … per non imbarazzare i vicini di ombrellone.

 

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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15 risposte a DIFETTO DI FABBRICA

  1. Marco ha detto:

    Stai facendo un grande percorso! Bella e perfetta così come sei. Un abbraccio. M

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  2. elliemme ha detto:

    Mio marito è calvo da quando avava 20 anni. Io ho una grande zona di alopecia su parte della testa, iniziata verso i 18 anni. Ho provato di tutto, poi mi sono rassegnata. Ce la faccio anche così e poi tanto…. adoro i cappelli…

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    • lacantatricecalva ha detto:

      Sì anche io ne ho comperati questa estate, ancora non mi sento molto a mio agio, ma c’è la prossima estate ….:)

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      • elliemme ha detto:

        Io con il cappello sono a mio agio. Così la gente non è obbligata a fissare quella parte di testa… Invece il tuo blog mi ha incuriosito per il bellissimo riferimento a Ionesco!

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      • lacantatricecalva ha detto:

        Ma alla fine la cantatrice calva nell’opera di Ionesco chi era costei?… il blog era nato con l’intento di parlare di un’esperienza personale con la quale ho dovuto “discutere” parecchio e credo di non aver ancora finito, ma soprattutto di dare l’opportunità di un confronto e di trovare, se possibile, il modo per giocarci un po’. Poi la vita ci insegna che nulla è programmabile e prevedibile, quindi lascio scorrere. Mi diverto a scrivere e soprattutto a scoprire tante persone che hanno così tanto da dire e così tanta voglia di condividere. Che dire, forse alla fine il risultato è raggiunto cmq !

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      • elliemme ha detto:

        Lo sai che adoro quella pièce, come il teatro dell’assurdo! Quindi il titolo del tuo blog, per nulla banale, mi ha subito ispirato. Beh, guarda, anche giocando con le parole e con la realtà sarai perfettamente in linea con MR and MRS Smith… 🙂

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      • lacantatricecalva ha detto:

        E poi vedi! Ho incontrato te, che sicuramente hai qualcosa di importante da insegnarmi! bello no? 🙂

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  3. Sara ha detto:

    “Ed ho immaginato che se l’avessi fatto, magari improvvisamente tutti avrebbero, finalmente, potuto tirar fuori la propria imperfezione, “la macagna”, il difetto di fabbrica che tanto ci rende diversi dagli altri, o che tali ci fa sentire.” Trovo che questa frase sia bellissima; esprime, con coraggio, quello che tutti proviamo… prima o poi, in un modo o in un altro. Grazie per questi scritti, per l’empatia e la sensibilità. Buona giornata! 🙂

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  4. niarb ha detto:

    Ciao carissima!
    Per ora di me sai quanto io sia un pessimo navigante, inaffidabile, occasionale, inconstante e bla bla bla.
    Quello che non sai è che ho un bel cranio meravigliosamente lucido, e anche se la mia non è un’alopecia seria quanto la tua, per qualche strano motivo per tantissimi anni sono stato l’unico a non aver problemi di barbiere, tra i miei amici.
    E tra gli amici, negli anni d’oro, ci sono state parecchi umoristi che non hanno perso occasione, fin dal’inizio, per scherzare, alludere, punzecchiare… fino a quando non si sono messi a sfottere a tutto tondo.

    Forse avrei dovuto arrabbiarmi, reagire, o intristirmi. Avrei potuto controsfotterli tirando in ballo qualche loro peculiarità. Avrei anche potuto semplicemente andare in depressione.
    E invece niente. Non mi ha mai fatto né caldo né freddo.
    E questo perché io avevo un’arma segreto. Fin da piccolino, mi avevano raccontato una storia.

    E’ la storia di una ragazza (siamo negli anni ’60) molto graziosa, stile un po’ Audrey Hepburn prima maniera. La ragazza aveva tanti corteggiatori, ma nessuno che la avesse coinvolta più di tanto.
    Un giorno confessa ad un’amica che forse è perché a lei piacciono gli uomini calvi – la loro aria ordinata, o forse saggia, non so. Fatto sta che poco tempo dopo l’amica le presenta un ragazzo, fortemente stempiato, che però cercava di nascondere l’evidenza con un complicato e improbabile riporto. La ragazza gli impone immediatamente di tosarsi, poi lo guarda meglio, le piace, e se ne innamora.
    Si sposano, hanno due figli, e cinquant’anni dopo sono ancora insieme, innamorati e bellissimi.

    Conosco bene questa storia, perché i due sono i miei genitori.
    Io sono quindi cresciuto con la convinzione che la calvizie di mio babbo sia stata un dono, che a loro ha permesso di conoscersi, e a me di venire al momdo.

    Non che questa storia possa rallegrare o consolare o curare nessun altro, mi rendo conto.
    Era solo per dire che le reazioni normali sono quelli della gente normale. E alla gente normale spesso manca la cosa più importante: la fantasia.

    P.S. In quel fotosciop lassù Monna Lisa è bellissima! 😉

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    • lacantatricecalva ha detto:

      Wow ho trovato un cantatore calvo! Bellissimo il racconto dei tuoi genitori. Grazie di averlo condiviso e di aver parlato della tua esperienza. Certo la botta è stata notevole, ma oltre a conviverci ho capito che è necessario imparare a giocarci e non sempre mi riesce . Ci sono schemi “contenitivi” a cui sottrarsi non è facile. Già il cambiamento del look necessario (ero riccia e mora, ora sono liscia e tendente al rosso) ha creato notevoli curiosità, soprattutto femminili. Eppure sapessi come mi sono divertita nel sexy shop a farmi suggerire parrucche varie dalle “signore” che con voce baritonale, ma materna, e con impeccabile professionalità e molta solidarietà mi suggerivano cose improbabili un po’ boccaccesche, ma caspita se sanno giocare!

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  5. niarb ha detto:

    Ah, si va nei sexy shop a cercare parrucche?
    Pensa un po’ se ero rimasto indietro.
    Tra l’altro Andre Agassi nella sua autobiografia non cita questo particolare…
    Comunque temo tu non abbia trovato nessun cantatore calvo. Se canto io, scappano tutti. Con pochi, molti o moltissimi capelli. 🙂

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    • lacantatricecalva ha detto:

      Carissimo non so cosa abbia raccontato Agassi in proposito (tra l’altro prima o poi dovrò leggere la sua autobiografia) ma in alcuni momenti della vita ti avvicini a mondi che hai tenuto a distanza e scopri che tutto sommato per ragioni economiche può essere utile non fare l’intellettuale schizzinoso e che alcune persone con meno filtri di te, si presentano per quello che sono, mentre tu non hai il coraggio di essere sincero neanche con te stesso. Cmq la parrucca “ufficiale” è stata acquistata e sdoganata in un negozio di quelli fichi frequentati dai tanti vips che hanno necessità di privacy e di poca pubblicità. Pagata un botto e molto trendy. Poi diventa necessario un cambio, diciamo che senti l’esigenza di cambiare come cambi l’abito. E allora impari a giocare con le tue resistenze.

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      • niarb ha detto:

        Grande risposta. Scusa, non era una sventagliata di benpensantismo d’accatto, era una battutaccia. Umorismo da canale cinque.

        L’autobiografia di Agassi invece merita davvero. Una grande storia, è da un po’ che voglio farci un post. Certo, se il tennis anni ’80-90 ti interessa almeno un po’ magari te la godi di più…

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      • lacantatricecalva ha detto:

        Ma scherzi, a me le provocazioni piacciono, altrimenti pensa che palle non ci sarebbe neanche lo stimolo a rispondere, ammesso che non siano volgari. Ben venga l’umorismo da canale cinque, a volte è necessario per scuotere un po’ e smuovere l’ironia 😉
        Non ho mai seguito il tennis con passione, ma diverse persone mi hanno suggerito di leggere la sua autobiografia e lo farò.
        Ho prenotato in biblioteca il libro di Limonov, in questo periodo cerco di risparmiare soldi e spazio.

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