Parrucca – 1

parrucche_01_uma_thurman_photogallery            LA PARRUCCA 

(Uma Thurman – Pulp Fiction)

Indosso la parrucca, ormai è un anno che funge da mia compagna e da mia complice.

E’ stata dura come scelta, all’inizio non riuscivo a decidere e non riuscivo ad accettarla come condizione.  Ma non avevo neanche il coraggio di affrontare la situazione per trovarne un’altra.

Non accettarla avrebbe significato tanti sguardi, tante domande a cui non volevo sottopormi. Non ero in grado di rispondere, neanche a me stessa.

All’inizio si vuole credere che sia una situazione temporanea. Ma temporanea per quanto? E sarebbe stato davvero così? Cosa avrei fatto, mi sarei chiusa in casa aspettando che ricrescessero i capelli?

Mi ha accompagnata un’amica. Un negozio dove fanno parrucche da molti anni, molta professionalità e pazienza, ma ciò non cambia molto. E’ comunque difficile varcare la soglia del negozio. Non sei lì perchè vuoi giocare, ma per necessità. E mai e poi mai avresti pensato di doverlo fare, e di dover entrare in confidenza con un mondo così articolato e vario.

E’ una scelta difficile perché non si uscirà da lì come prima e difficilmente ti verrà restituita la stessa immagine. Ci si deve adattare ad una immagine diversa. Probabilmente colore, taglio, consistenza del capello saranno diversi. Ho cercato quella che mi stesse meglio, ma la mia immagine non è più la stessa. E’ come se un giorno si entrasse dal parrucchiere e si dicesse in preda ad una crisi d’identità “voglio cambiare tutto, mi faccia uscire da qui in maniera che anche mia madre abbia difficoltà a riconoscermi!”

Insomma mi aveva tanto affascinata Eva Kant con i suoi travestimenti, cos’era quella resistenza? Stavo giocando, che diamine!

Quello che ho capito con il tempo però,  è che spesso purtroppo quell’immagine ci accompagnerà lungamente. Perché quello che in quei momenti ci importa è coprire, camuffare una situazione, non farla apparire per non subire l’umiliazione di sguardi sospettosi. Quindi, lei, la parrucca, con il tempo diventerà parte di noi, una protesi irremovibile. Cambiare vuol dire saper giocare con se stessi e fregarsene delle domande degli altri.

Quando sono rientrata al lavoro, dopo un periodo di assenza piuttosto lungo, mi sono sottoposta mio malgrado ai commenti, ai giudizi, ai “come mai questo cambiamento?” ai “stai molto bene” (falsi!), a “come mai sono lisci, ma come hai fatto tu che sei riccia?”, ai “che splendido colore!” … le allusioni, domande scomode si sono protratte per giorni, con l’indiscrezione e la pruriginosa morbosità, che credo solo noi donne sappiamo avere. Il gossip in un ufficio è il diversivo alla noia e alla mortale consapevolezza che tutti i giorni ci alziamo e ci sbattiamo fuori casa all’alba per tornare al tramonto, spesso per fare un lavoro noioso  … quindi il tutto è seguito con “ma che bravo questo parrucchiere, perché non mi dai l’indirizzo ?”,  “ma quanto tempo perdi per rifare la piega la mattina? (la parrucca mantiene la piega, sempre o quasi sempre), “certo ora riprendere lo stesso colore, così bello, sarà un problema”.  Fin quando un giorno ho risposto malissimo mettendole a tacere. Tanto le domande nel tempo si sono ripresentate, e addirittura una collega con estrema sensibilità è andata dalla mia parrucchiera, che conosce e di cui è cliente, per chiedere se effettivamente il taglio me l’avesse fatto lei.

Se superate questi momenti, e non vi fate sopraffare dalla rabbia e dalla voglia di investire accidentalmente con la macchina qualcuna delle vostre conoscenti, ecco sopravviverete.

Alcuni suggerimenti:

  • Sceglietela sapendo che vi accompagnerà per lungo tempo, almeno fin quando non avrete imparato a giocare con voi stesse;
  • Sceglietela indossandola, solo così capirete se effettivamente vi piacete, se si adatta a voi, se la sentite parte di voi;
  • La parrucca ha un costo non indifferente, quindi è un investimento, che richiede manutenzione e attenzione;
  • Non è difficile da indossare, ma verrete colte da mille paure, che si sposti, che si noti. Verrà il momento di panico quando piove all’improvviso “oddio si bagna” .Verrà il momento di panico quando tira vento. Ci sarà il momento in cui si sposta e vi verrà la testa un po’ a pera …

Esagero un pochino. Ma le situazioni buffe capitano, e ci saranno momenti in cui inaspettatamente a persone estranee sentirete l’esigenza di comunicare il vostro stato.

Un giorno camminando con mio figlio, in pieno inverno, una domenica prima di Natale, quando la città convulsamente impazzisce, un’ape, l’unica stupida ape esistente proprio lì e proprio in quel momento, mi si è posata sulla testa. Percepivo che c’era, ma non riuscivo a vedere esattamente dove fosse. Mio figlio si è rifiutato di aiutarmi, asserendo “ho paura che mi punga!”. Un signore, vero galantuomo, avendo osservato la scena, si è prestato di cacciarla. Ha posato le sue mille buste in terra, e ha dato uno schiaffetto alla mia testa per cacciarla. Ecco io ho immaginato che la parrucca volasse via insieme all’ape. Che l’ape potentemente aggrappata se la tirasse dietro. Che mi scoperchiasse parte della calotta. Ho immaginato il mio imbarazzo e lo stupore del signore. Non è avvenuto tutto ciò fortunatamente. E quando il signore ha ripreso le sue borse, ho iniziato a ridere convulsamente, liberando la tensione.

Piccolo stupido aneddoto, ma purtroppo accade anche questo.

E accade che se andate in palestra e fate degli esercizi la parrucca si riduca una frittata schiacciata sulla fronte.

Voi direte “anche quando non hai la parrucca”, si ma le movenze per risistemare il tutto sono così poco spontanee, che alla fine, almeno fin quando non si capisce come fare, vi terrete la frittatina fino alla fine della lezione.

 

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Informazioni su lacantatricecalva

Se non fossi come sono, mai avrei iniziato a scrivere un blog e mi sarei persa un sacco di cose. Tipo.. ma che cos'è un Gravatar?! Bene se non ho fatto casini, almeno ad una cosa aprire un blog è servito.
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4 risposte a Parrucca – 1

  1. niarb ha detto:

    …e pensa che c’è gente che non fa mistero di usare lenti a contatto, unghie finte, tette di gomma reggiseni push-up, mutandoni contenitivi…
    Certo, mi dirai tu, ma quelle sono scelte, mica necessità.
    Beh, io dico che se qualcuno ha bisogno di farsi iniettare del veleno paralizzante sottopelle o dei polimeri di sintesi sulle ghiandole mammarie, è una persona che ha dei monumentali problemi di insicurezza e di auto-accettazione.
    E questo è un bel po’ peggio di una limitazione estetica… 😉

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